osservo il tachimetro della mia macchina mentre percorro la milanolaghi il primo, piovoso, mattino di settembre. leggo la solita formuletta: km/h. non posso fare a meno di notare per l’ennesima volta che spazio, tempo e velocità sono in relazione tra loro. Bel pensiero per le otto del mattino, forse troppo. ma il fatto è che da ieri non mi abbandona la notizia (repubblica on-line) che il 10 di settembre finirà il mondo. finirà nel modo migliore: velocemente, nello stesso istante per tutti e senza impegno eccessivo in catastrofiche carneficine, rumorosi crolli, funghi atomici, onde anomale e saccheggi nei supermarket di downtown.
se fossi dio l’avrei progettata proprio così l’apocalisse. invece l’hanno progettata a ginevra un gruppo di ricercatori svizzeri e di tutto il mondo. la notizia è che accenderanno un enorme (ma pare proprio enorme) acceleratore nucleare e, non so in che modo preciso, ma presumo facendo cozzare un po’ di atomi, ricreeranno le condizioni del big bang per vedere che cosa è successo un momento dopo.
insomma la solita storia, da dove veniamo?
la domanda è sempre stata di quelle pericolose e stavolta rischia di esserlo definitivamente perché probabilmente, troverà una risposta e per tutti.
come funzionerà? bisogna considerare che far scoppiare petardi è un’attività che, prima o poi, affascina più o meno tutti i maschietti del pianeta. Poi c’è chi sublima e chi no e, in un modo o nell’altro, continua a farlo per tutta la vita. e così ecco che interviene un altro gruppetto di scienziati, probabilmente invidiosi di non potere accendere il loro big bang personale nel giardino di casa la notte di capodanno, che dice che nel realizzare questo esperimento si potrebbe creare un buco nero il quale, una volta creatosi, farà quello che fanno tutti i buchi neri degni di questo nome e cioè attirerà con una forza e una velocità indicibili tutta la materia verso il suo nucleo, luce compresa; altrimenti che buco nero sarebbe? insomma tutta la terra verrebbe risucchiata nel centro di ginevra, senza problemi di parcheggio. sulle tempistiche non sono concordi ma poco importa il tempo.
già, il tempo. butto un occhio al tachimetro e mi vengono in mente le lezioni di fisica che ho seguito (male) al liceo e i pochi libri che ho letto sull’argomento. pochi ma sufficienti a farmi un’idea e a pormi qualche domanda in più. sbaglierò qualche piccolo dettaglio tecnico ma più o meno mi sembra che dovrebbe funzionare così, mi perdonino i fisici e gli astrofisici ma è anche un po’ colpa loro.
si definisce buco nero un corpo celeste estremamente denso, dotato di un’attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l’allontanamento di alcunché dalla propria superficie. questa condizione si ottiene quando la velocità di fuga dalla sua superficie è superiore alla velocità della luce. insomma una stella di massa pressoché infinita con di conseguenza, una velocità di attrazione gravitazionale superiore a quella della luce. un buco nero attrae tutto compresa la luce. più ci si avvicina al suo nucleo più la materia che viene attratta viaggia veloce, vicina alla velocità della luce e lo spazio si incurva. insomma concetti difficili anche perché ci si chiede che succede quando si è vicini vicini, e subito dopo? la domanda è inquietante per due motivi. il primo è banale ed è legato al significato puro della domanda, il secondo è che il motivo per cui si sta conducendo questo esperimento ginevrino e cioè cercare di saper da dove veniamo e dove andiamo, con un po’ di logica e qualche nozione di fisica, ci riporta a un’altra domanda molto simile e senza risposta: che succede poi? e questo senza bisogno di schiacciare l’interruttore.
ricordo che un fisico americano ha ipotizzato in un libro molto famoso che esisterebbe un “orizzonte degli eventi” molto vicino al nucleo del buco nero raggiunto il quale non è possibile teorizzare proprio un tubo anche perché il tempo si ferma. non sono bravo con le formule ma, per dirla meglio, non è che si ferma: tende a zero. il mio tachimetro segna zero? per me un secondo dura un secondo, il mio tachimetro segna 120 km/h come adesso? per me un secondo dura un secondo meno un fric, cioè invecchio un pochino di meno e questo mi consola.
ricapitolando. il 10 di settembre quando un gruppetto di scienziati svizzeri e di tutto il mondo accenderà il buco nero, tutto, ma proprio tutto, sarà attratto verso il centro di ginevra fino a un momento in cui il tempo tenderà a zero. e in quel momento (se si può parlare ancora di momento) quel secondo non passerà mai, ossia durerà sempre.
sicuramente mi sbaglio e avrò fatto degli errori madornali ma, primo: l’idea che gli orologi degli svizzeri smettano di funzionare contemporaneamente mi diverte. secondo: siccome compio gli anni l’11 di settembre mi sono detto che devo assolutamente festeggiare prima e mi sono chiesto anche come.
la domanda è: come voglio passare… no “passare” a questo punto è sbagliato, come voglio “essere” in quel secondo che non passerà mai? qual è il mio “orizzonte degli eventi”? la domanda è simile alla più classica “cosa faresti sapendo di avere un giorno di vita?” ma molto più pesante, perché qui non si tratta di un giorno di vita ma di un istante che non passa mai e sarebbe brutto, per esempio, trovarsi mentre ti stai lavando i denti o peggio.
come vorrei essere io? una risposta me la sono data ma non la dico perché non vorrei che qualcuno mi rubasse l’idea. Mi sembra troppo importante per arrivare secondo.
ci si vede tutti a ginevra il 10. l’ora dell’appuntamento non è importante a questo punto.

