il mondo finisce il 10 settembre, io compio gli anni l’11!

•Settembre 2, 2008 • 3 Commenti

osservo il tachimetro della mia macchina mentre percorro la milanolaghi il primo, piovoso, mattino di settembre. leggo la solita formuletta: km/h. non posso fare a meno di notare per l’ennesima volta che spazio, tempo e velocità sono in relazione tra loro. Bel pensiero per le otto del mattino, forse troppo. ma il fatto è che da ieri non mi abbandona la notizia (repubblica on-line) che il 10 di settembre finirà il mondo. finirà nel modo migliore: velocemente, nello stesso istante per tutti e senza impegno eccessivo in catastrofiche carneficine, rumorosi crolli, funghi atomici, onde anomale e saccheggi nei supermarket di downtown.

se fossi dio l’avrei progettata proprio così l’apocalisse. invece l’hanno progettata a ginevra un gruppo di ricercatori svizzeri e di tutto il mondo. la notizia è che accenderanno un enorme (ma pare proprio enorme) acceleratore nucleare e, non so in che modo preciso, ma presumo facendo cozzare un po’ di atomi, ricreeranno le condizioni del big bang per vedere che cosa è successo un momento dopo.

insomma la solita storia, da dove veniamo?
la domanda è sempre stata di quelle pericolose e stavolta rischia di esserlo definitivamente perché probabilmente, troverà una risposta e per tutti.
come funzionerà? bisogna considerare che far scoppiare petardi è un’attività che, prima o poi, affascina più o meno tutti i maschietti del pianeta. Poi c’è chi sublima e chi no e, in un modo o nell’altro, continua a farlo per tutta la vita. e così ecco che interviene un altro gruppetto di scienziati, probabilmente invidiosi di non potere accendere il loro big bang personale nel giardino di casa la notte di capodanno, che dice che nel realizzare questo esperimento si potrebbe creare un buco nero il quale, una volta creatosi, farà quello che fanno tutti i buchi neri degni di questo nome e cioè attirerà con una forza e una velocità indicibili tutta la materia verso il suo nucleo, luce compresa; altrimenti che buco nero sarebbe? insomma tutta la terra verrebbe risucchiata nel centro di ginevra, senza problemi di parcheggio. sulle tempistiche non sono concordi ma poco importa il tempo.

già, il tempo. butto un occhio al tachimetro e mi vengono in mente le lezioni di fisica che ho seguito (male) al liceo e i pochi libri che ho letto sull’argomento. pochi ma sufficienti a farmi un’idea e a pormi qualche domanda in più. sbaglierò qualche piccolo dettaglio tecnico ma più o meno mi sembra che dovrebbe funzionare così, mi perdonino i fisici e gli astrofisici ma è anche un po’ colpa loro.
si definisce buco nero un corpo celeste estremamente denso, dotato di un’attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l’allontanamento di alcunché dalla propria superficie. questa condizione si ottiene quando la velocità di fuga dalla sua superficie è superiore alla velocità della luce. insomma una stella di massa pressoché infinita con di conseguenza, una velocità di attrazione gravitazionale superiore a quella della luce. un buco nero attrae tutto compresa la luce. più ci si avvicina al suo nucleo più la materia che viene attratta viaggia veloce, vicina alla velocità della luce e lo spazio si incurva. insomma concetti difficili anche perché ci si chiede che succede quando si è vicini vicini, e subito dopo? la domanda è inquietante per due motivi. il primo è banale ed è legato al significato puro della domanda, il secondo è che il motivo per cui si sta conducendo questo esperimento ginevrino e cioè cercare di saper da dove veniamo e dove andiamo, con un po’ di logica e qualche nozione di fisica, ci riporta a un’altra domanda molto simile e senza risposta: che succede poi? e questo senza bisogno di schiacciare l’interruttore.
ricordo che un fisico americano ha ipotizzato in un libro molto famoso che esisterebbe un “orizzonte degli eventi” molto vicino al nucleo del buco nero raggiunto il quale non è possibile teorizzare proprio un tubo anche perché il tempo si ferma. non sono bravo con le formule ma, per dirla meglio, non è che si ferma: tende a zero. il mio tachimetro segna zero? per me un secondo dura un secondo, il mio tachimetro segna 120 km/h come adesso? per me un secondo dura un secondo meno un fric, cioè invecchio un pochino di meno e questo mi consola.

ricapitolando. il 10 di settembre quando un gruppetto di scienziati svizzeri e di tutto il mondo accenderà il buco nero, tutto, ma proprio tutto, sarà attratto verso il centro di ginevra fino a un momento in cui il tempo tenderà a zero. e in quel momento (se si può parlare ancora di momento) quel secondo non passerà mai, ossia durerà sempre.
sicuramente mi sbaglio e avrò fatto degli errori madornali ma, primo: l’idea che gli orologi degli svizzeri smettano di funzionare contemporaneamente mi diverte. secondo: siccome compio gli anni l’11 di settembre mi sono detto che devo assolutamente festeggiare prima e mi sono chiesto anche come.
la domanda è: come voglio passare… no “passare” a questo punto è sbagliato, come voglio “essere” in quel secondo che non passerà mai? qual è il mio “orizzonte degli eventi”? la domanda è simile alla più classica “cosa faresti sapendo di avere un giorno di vita?” ma molto più pesante, perché qui non si tratta di un giorno di vita ma di un istante che non passa mai e sarebbe brutto, per esempio, trovarsi mentre ti stai lavando i denti o peggio.

come vorrei essere io? una risposta me la sono data ma non la dico perché non vorrei che qualcuno mi rubasse l’idea. Mi sembra troppo importante per arrivare secondo.

ci si vede tutti a ginevra il 10. l’ora dell’appuntamento non è importante a questo punto.

gli annunci nella rubrica di una mia amica

•Luglio 8, 2008 • Lascia un Commento

lei risponde a questi annunci:

1) teologo barista, amante jodorowskj, cerca infermiera da insultare e successivamente cui instillare senso di colpa per il proprio suicidio.

2) emergente artista milanese del circuito street-art-underground, causa miopia congenita dei galleristi, cerca intera classe di infermiere professionali per sopperire mancato successo. presentarsi con specializzazione in seghe metali, paranoie e disturbi dell’erezione.

3) monoparanoico, aspirante pedicure, specializzato applicazione smalto per unghie dei piedi, cerca mistress per dominazione totale. escluso sesso completo. rossoporpora@libero.it

e pensare che lei cerca:

30enne genialoide, di natura fedelissima, cerca “uomo per la vita”, caratteristiche normali con eccezione esotica, causa fiducia incondizionata per la vita.

e se non ti basta

•Luglio 7, 2008 • 2 Commenti

mi è tornata alla memoria stamattina una ballata del buon Benni. ironica e sarcastica come quasi le cose che uno già conosce ma che la natura dell’anima impedisce di evitare. pubblico così e mi sembra molto adatta.

Io ti amo

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un solo tuo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

S. Benni, Ballate, Milano, Feltrinelli, 1991

stato della lista

•Luglio 4, 2008 • Lascia un Commento

dopo circa un mesetto dalla pubblicazione faccio il punto sullo stato della lista:

punto 1: ho iniziato a trascrivere gli SMS, ma sono arrivato a 1018 ricevuti… e la trama sta somigliando troppo al werther
punto 3: ho trovato l’insegnante di basso… ma ho già perso il numero.
punto 4: fatta. molto apprezzata là per là. poi fuori non pioveva un mondo freddo e l’accappatoio azzurro ora ha solo un utilizzo pratico
punto 5: stiamo prendendo i biglietti
punto 7: mi impegno ma ci cado spesso (ved. punto 1)
punto 10: vedi stato punto 3
punto 12: accetto proposte! massima serietà, senza impegno, igiene orale
punto 13: è il peggiore! ci ho già provato 3 volte. due davanti alla vetrina e non ho avuto il coraggio. una volta sono anche entrato ma credo che il commesso abbia capito il mio stato d’animo e mi ha guardato con un certo rimprovero. non ce la farò mai.
punto 14: fatto. e anche la seconda. ma è diventata una specie di dipendenza.

sugli altri punti non ho nemmeno iniziato a pensarci. mi riprometto di aggiungerne altri.

from O.B.S. to Imperium + spin-off proustiano

•Luglio 4, 2008 • 1 Commento

4 anni fa, un giovedì alle 21.15, mentre aspettavo fuori dall’allora Palavobis di entrare allo spettacolo O.B.S. della Fura dels Baus mi chiedevo come mai non ci facessero entrare visto che lo spettacolo era programmato per un quarto d’ora dopo. Alle 21.30 precise aprirono i cancelli e le circa 800 persone che attendevano si riversarono verso l’unica porta aperta. Ci fornirono degli occhialini speciali all’ingresso e accedemmo al sottoscala che dava verso i bagni, le tribune e il parterre. Pensavo a quanto fosse stupida la gente che si accalcava senza fluire educatamente verso i posti a sedere ma mi sbagliavo. Ci avevano chiuso in trappola. chiuse le porte davanti e alle nostre spalle. Nel sottoscala delle tribune si spense la luce e iniziò le guerra. Pazzi sanguinari soldati di Macbetto minacciavano di morte brandendo armi postmoderne e urlando all’impazzata. Poi si aprirono le porte. Tutti nel parterre in mezzo alla scenografia come un enorme palco sul quale eravamo tutti attori. Una voce dall’altoparlante allarmava il pubblico dell’imminente pericolo di morte: “O.B.S. non è la realtà, O.B.S. è reale, non formate dei gruppi, pericolo di morte…” Mentre cercavo di capire cosa stava succedendo uno zombie che spingeva una vasca da bagno colma di sangue mi puntava a velocità sostenuta urlando “NO FUMEE!”. Una mano salvifica mi scostava all’ultimo momento mentre una amazzone sadomaso seminuda cercava di frustarmi (e ci riusciva non senza dolore su un polpaccio) con un’enorme catena. Un concerto hard-rock faceva da sigla a un quiz televisivo in cui la posta in palio era la verginità anale dei concorrenti. O.B.S. non era la realtà, ma era reale. Il vincitore del quiz avrebbe presto avuto una profezia. Aveva vinto: sarebbe diventato Machbeth. Da quel momento la scenografia si muoveva tra il pubblico seminando il panico. Il regno dell’orrore di Machbeth era cominciato. Noi, il pubblico, il popolo inerme di Scozia, fuggivamo inseguiti da un esercito cieco, ingannato da visioni virtuali. Assistemmo al parto del figlio di Macbeth da un’enorme sacco placentare colmo di liquido amniotico che veniva squarciato da un cesareo collettivo. Nasceva il figlio della profezia. Il regno del terrore si concludeva con una carneficina del pubblico che veniva scaraventato su un tapis-roulant inclinato che terminava tra le gambe del tiranno che dava il colpo finale facendo esplodere le loro teste nel momento in cui passavano inermi verso di loro. 

….

4 anni dopo, un lunedì serio, alle 21:00, sono in attesa di entrare al (ora) Palasharp per un altro spettacolo della Fura. So già che ci faranno entrare all’ultimo momento. Penso al caldo che farà nel tendone e spero nell’aria condizionata. D’improvviso un incontro* inaspettato tra la gente in attesa mi deconcentra completamente dalla serata e la segnerà decisamente. Imperium ha già un titolo più esplicito non servirà essere concentrati e poi ho voglia di lasciarmi andare, ora che so che sarò parte dello spettacolo. Lascio la recensione tout-court ai critici. Mi limito a segnalare che la tragedia del potere imperiale è messa in scena con una linearità che non sconvolge, non stupisce, non dice, non aggiunge, non modifica nulla di più di quello che c’è nello scheletro della tragedia occidentale. Non che me l’aspettassi, ma almeno un briciolo d’idea non tutta simbolica dico io! Dov’è finita la vicenda? Ci vuole più di un’ora perché mi renda conto che il mio ruolo è quello del popolo (prima e massa poi che un telone mediatico cala sul pubblico) in-cosciente che prima segue ammirato i fasti dell’imperatore poi viene bombardato dall’ipnosi mediale e infine inneggia alla ribellione e infine addirittura applaude (alcuno a pugno alzato) alla catastrofica violenza di tutti i terrori post rivoluzionari. Di “tutti” appunto e il limite sta proprio lì. Il nodo tragico della sacra rappresentazione catalana è completamente concentrato intorno a questo evento. La parte di pubblico che applaude ormai non più pubblico ma attore, massa-attoriale. Concedo: sono stati bravi e c’è voluta tutta la noia dello studio lento per portare quella parte di pubblico a straniarsi completamente e a mettere in scena il senso della tragedia senza nessun copione: un corso di recitazione rapido. Bravi. Io non ero abbastanza concentrato, non ho studiato come avrei dovuto e non ho applaudito all’esposizione dell’imperatore appeso. Sono stato più pubblico. E meno male perchè chi l’ha fatto poi è stata la prima vittima del terrore dei rivoluzionari. Dal punto di vista dell’efficacia, dell’effetto scenico, dello sviluppo della drammaturgia e delle idee però non riesco a non fare il confronto con l’originalità dell’adattamento di O.B.S. Non c’è paragone.

Tutto questo per dire che da un paio di gioni mi frulla una interpretazione per così /… nel prossimo post.

benvenuti i commenti degli altri attori di IMPERIUM

*che racconterò in un apposito post spin-off

il potere della lista

•Giugno 16, 2008 • 3 Commenti

e dunque veniamo alla lista.

il potere della lista sta nella lista stessa. nella sua natura potenzialmente infinita e additiva. nella somma ricapitolazione che nasconde. nell’ordine che disegna. nella possibilità di essere finita e infinita. come la figura nei blocchi di marmo di michelangelo, la lista esiste già prima, nella sequenza delle righe vuote di un foglio, deve solo essere stilata. la sublimità della lista è che è comprensibile, ordinata, mnemonica, gnomica, didascalica, metaforica, metaletteraria. paradossalmente di una lista importa poco il suo argomento quanto invece è fondamentale la sua successione numerica, la scansione, il ritmo, la potenziale eternità.

ma più di tutto, la lista è omeopatica.

più banalmente, per la storia, la frase che mi ha spinto a sperimentare il potere della lista è stata “smettila di frignare e fai quello che fai di solito: fai una lista”.

la lista vive di regole precise ma non scritte. le si intuiscono rileggendo i suoi punti, le si capiscono con il tempo. l’importante è mettersi a farla la prima volta. il resto viene da sé.

è oltremodo importante avere un foglio della consistenza giusta e con delle righe ben distanziate. i quadretti sono sconsigliati perchè la lista non deve risultare una gabbia, anche visivamente. una penna a sfera con punta morbida. ai neofiti della lista consiglio una matita. non avendo ancora imparato le regole misteriose della lista potreste rendervi conto che un punto che vi aveva convinto in un primo momento non è adatto o addirittura è controproducente. poi iniziate a pensare alle cose che vi faranno stare meglio e buttatevi.

pubblico di seguito la mia prima lista:

Cose da fare entro l’anno

1 – Scrivere romanzo epistolare (breve!) con SMS ricevuti
2 – Imparare lo spagnolo e il francese
3- Comperare un basso
4 – Fare una sorpresa a qualcuno
5 – Scrivere serie televisiva
6 – Andare a Berlino con la Lella (Rory per gli altri)
7 – Smettere di citare libri noiosi e gente morta
8 – Vedere spin-off in inglese
9 – Comperare bici nuova
10 – Imparare a suonare quel cazzo di basso
11 – Leggere più libri
12 – Limonare e basta (almeno una volta, a caso)
13 – Comperare All Star alte a quadretti (o comunque fantasia, NON
tinta unita)
14 – Vedere tutta la prima serie di Boris
15 – Diminuire sigarette e possibilmente smettere
16 – Mettere Sky
17 – Scrivere articoli non meglio specificati
18 – Girare un video musicale o un documentario

le liste e il social network

•Giugno 16, 2008 • 2 Commenti

verificata con solito ritardo, in una decina di giorni, la natura e le possibilità del social network, apro myspace, configuro, inserisco codici misteriosi e deduco che è più utile come spazio e basta che come spazio da condividere. ti trovi nel mio spazio? “horseman pass by” direbbe altri post mortem. come quando neosposini ti invitano a visitare il nuovo e implasticato nido d’amore. ingresso, attaccapanni in stile, disimpegno (e chi mai voleva impegnarsi? siete voi che vi siete impegnati mica io) sulla vostra destra potete ammirare la cucina abitabile, e meno male che lo è mi viene subito da pensare. tra qualche minuto raggiungeremo la camera dove faremo una brevissima sosta. ed ecco a voi il bagno potrete ammirarlo solo da fuori perchè mica che si può calpestare abbiamo scelto le piastrelle che si macchiano, ma tanto belle!, bravi, cazzo, cosa avete pensato quel giorno? e infine la cameretta piena di speranza, visto tutto? che ora è? mioddio sono già passati 3 minuti, ciao, ciao.
questa è un po’ l’idea che mi dà myspace (http://www.myspace.com/explicitoscar). poi c’è chi la casa ce l’ha piena di amici e che l’arredamento lo cambia spesso. tutto fuori che accogliente. perchè l’ho fatto? che domanda perchè tutti prima o poi si trovano a scegliere le piastrelle del bagno.

ora mi occupo del mio angolino però, sarà la taverna, la mansarda o il garage, insomma apro un blog.
non era nella mia lista ma ce lo metto